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Tabula Peutigeriana
La presenza di vicini tanto potenti non poteva non contrastare con gli interessi di Roma, che per ragioni di sicurezza mirava alla conquista delle aree sabine limitrofe al proprio territorio. L'occasione si presentò durante la terza guerra con i Sanniti, in quanto i Sabini si erano alleati con essi. Dopo la vittoriosa battaglia di Sentine (Sassoferrato), i Romani penetrarono nei comprensori sabini e, nel 296 a. C., il Console Spurio Corvilio (o Carvilio) conquistò la predominante città di Amiternum; a seguito dell'evento, le milizie di Roma si espansero anche nel monterealese, dove successivamente giunsero aliquote di coloni.
L'importanza di Maronea (ovvero Montereale) crebbe progressivamente, come dimostrano i reperti di epoca romana nel territorio, tra i quali assume significativo rilievo la cosiddetta "lapide di Cesellino", murata nelle vestigia della medioevale "Porta Marana". Tra l'altro, un'autorevole testimonianza vuole che la celebre famiglia di Porcio Catone possedesse una villa in Capofano, nel comprensorio monterealese (Ville di Fano). Tali riferimenti dimostrano che durante l'epoca romana Maronea-Montereale costituiva una realtà di apprezzabile interesse, anche se seguì inevitabilmente le sorti del grande centro di Amiternum (che presumibilmente amministrava l'intero territorio lungo il fiume Aterno), che al tempo dell'Imperatore Augusto fu ridotto a "colonia", per essere poi inclusa, con il monterealese, nella "Provincia Valerla", così chiamata dal nome della figlia di Diocleziano.

Tabula Peutigeriana - particolare

Ma il comprensorio di Montereale conservò sempre una considerevole importanza, in quanto presiedeva al triplice e fondamentale snodo viario che conduceva all'Amiternino, all'area apositana (l'attuale sede di Posta) ed all'Amatriciano, con diramazione verso il Piceno.
Alla caduta dell'Impero Romano (476 d. C.), anche Maronea subì l'invasione dei popoli barbarici, che dopo alterne vicende sfociò nella dominazione longobarda.
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